La distribuzione delle acque e delle terre emerse è tale, - come noi sappiamo, - che le seconde non soltanto rappresentano non piú che i 3/10 della totale superficie, ma mostrano anche una grande irregolarità, di contorno non solo, ma anche di localizzazione. La maggior parte di esse pare raccogliersi nell'emisfero settentrionale, mentre la maggior parte delle acque sembra raccogliersi in quello meridionale. E si può anche imaginare di dividere la Terra per mezzo di un circolo scelto in modo, che sopra una metà della Terra vengano a trovarsi quasi tutte le terre emerse (emisfero continentale), mentre su l'altra dominino assolutamente le acque (emisfero oceanico). Del resto, basta dare uno sguardo ad un planisfero, per osservare questa irregolarità di contorno e di distribuzione delle terre emerse e degli oceani. Nell'emisfero boreale noi vediamo l’Eurasia e l’America Settentrionale estendersi ampiamente nel senso della longitudine, da un lato quasi toccandosi, dall'altro avvicinandosi con l'intermediario insulare della Groenlandia e dell’Islanda, e nel loro insieme circondando quasi completamento l’Oceano Glaciale Artico. Nell'emisfero australe invece Vecchio e Nuovo Continente si assottigliano, e con le loro estremità si mantengono più o meno lontane dall'Antartide, e sopra tutto ben lontane tra loro, America Meridionale ed Africa essendo separate dalle immense distese degli oceani. La complessiva distribuzione delle terre emerse e delle acque è stata interpretata come non casuale, ma come conseguenza di vicende fisiche subite dalla Terra nella sua lunga vita. Una teoria che ha cercato di spiegare l'origine e la prima storia della Terra è la teoria di Laplace, secondo la quale il nostro pianeta, - originatosi pel distacco di una massa di materia dal Sole, intorno a cui essa cominciò il suo eterno cammino di rivoluzione, - sarebbe stato primitivamente fluido, assumendo, pel suo moto rotatorio, quella forma leggermente schiacciata ai poli che gli è caratteristica. Secondo la stessa teoria questa Terra primitiva, perdendo calore per irradiazione verso lo spazio, cominciò a solidificarsi dall'esterno verso l'interno, pur conservandosi ancora fluida nel centro: si formò soltanto, di solido, quella che comunemente è detta crosta terrestre. Il raffreddamento, però, continuò ancora, e con esso la tendenza ad una conseguente diminuzione di volume. Ora, è da indicare un fatto assai noto ai pratici dell'arte vetraria, che cioè una sfera vuota che debba diminuire il proprio volume tende a deformarsi in modo da assumere forma che ricorda quella di un tetraedro. Lo stesso fatto è stato invocato, - cioè la così detta deformazione tetraedrica, - per spiegare la distribuzione generale delle terre emerse e degli oceani sopra il nostro pianeta: o meglio per spiegare la circostanza che la superficie terrestre presenta aree in rilievo (terre emerse) ed aree depresse (fondi oceanici), apparentemente distribuite con irregolarità, ma effettivamente localizzate come conseguenza di quella particolare deformazione. Il rilievo dell'Antartide rappresenterebbe il vertice dell'imaginato tetraedro, e l'opposto fondo dell'Oceano Glaciale Artico rappresenterebbe la base; ed i maggiori allineamenti di terre emerse nel senso meridiano (America Settentrionale e Meridionale, Europa ed Africa, Asia ed Australia) rappresenterebbero gli spigoli del tetraedro stesso, mentre le faccie sarebbero date dai fondi dei frapposti oceani. È bene inteso che queste imaginate corrispondenze non turbano la complessiva sfericità della Terra. Così questa teoria avrebbe voluto spiegare la distribuzione complessiva delle terre emerse e degli oceani. Ma come altre teorie in questi ultimi tempi hanno cercato di sostituirsi a quella pur geniale di Laplace, così anche la deformazione tetraedrica non è più sempre invocata, oggi, per spiegare la complessiva faccia della Terra, quale a noi si mostra. La più moderna di queste teorie imagina una primitiva massa continentale unica, che successivamente si è spezzata in grandi blocchi, i quali si sono spostati dando luogo agli attuali continenti: così apparirebbe spiegabile il parallelismo complessivo delle opposte coste atlantiche, le quali dovrebbero indicare l'andamento di una delle grandi fessurazioni che spezzarono la massa originaria (teoria delle derive continentali). È certo comunque che l'attuale distribuzione delle terre emerse e degli oceani, - indipendentemente dalla particolare teoria invocata per spiegarla, - non è un fatto casuale, ma dipendente da vicende fisiche della lunga vita della Terra. Ma questa distribuzione delle terre emerse e degli oceani rappresenta soltanto i tratti generali, complessivi, della faccia attuale della Terra. Vi sono poi, sulle terre emerse, - cioè su quella parte della superficie terrestre che sola cade sotto la nostra diretta osservazione, - altri caratteri particolari, che si possono dire i dettagli fisionomici, quasi, di questa faccia attuale della Terra. Questi tratti di maggior dettaglio sono essenzialmente dati dall'andamento e dalla distribuzione delle maggiori catene montuose e, accanto a queste, dalla localizzazione e distribuzione dei principalissimi tipi di paesaggio. Si può dire che, - sia pure interrottamente, - il grande bacino del Pacifico è circondato, lungo i margini delle prossime terre emerse, da catene montuose (tipicamente lungo le due Americhe), o per lo meno da rilievi montuosi rappresentati da ghirlande e serie insulari (tipicamente lungo la costa asiatica). Questo allineamento di catene e di monti è, in certo modo, periferico rispetto al complesso delle terre continentali; le quali però, nel loro insieme, appaiono divise in due metà da un altro allineamento di catene, - fra le maggiori della Terra, - che si stende presso a poco nel senso dei paralleli, a cominciare dalle catene iberiche e dalle Alpi, per i Carpazi ed i Balcani ed il Caucaso, e quindi le grandi giogaie asiatiche,- nelle quali, con l'Everest, è raggiunta la massima altezza terrestre (8882 m.), - fino a raggiungere le coste pacifiche e riattaccarsi qui all'allineamento periferico. Vi è dunque, nella distribuzione delle massime catene montuose e dei massimi rilievi in serie, non una irregolarità che debba sembrare del tutto accidentale, ma un evidente allineamento, che è essenziale carattere della faccia attuale della Terra.» Per approfondire: G. Dainelli, Corso di geografia per le scuole medie superiori, Mondadori Editore, 1921, pp. 54-57